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Itinerari: Camaldoli tra fede, arte e natura.

La vallata casentinese si presenta ricca di testimonianze legate all'ordine dei monaci camaldolesi. Fu proprio questa terra, nel silenzio e nella solitudine della foresta di Camaldoli, che nel XI secolo San Romualdo gettò le premesse del futuro ordine.

Da Subbiano proseguendo verso il Casentino per la SS.71, si passa da Bibbiena proseguendo per Soci, dove poco dopo s'incontra la Mausolea imponente villa seicentesca che costituisce un esempio unico nella realtà architettonica del Casentino, da qui si prosegue per Partina, deviando successivamente per Serravalle, dove si trova l'antica Torre del 1188, e quindi eccoci arrivati a Camaldoli dopo circa 40 minuti d'auto.

Camaldoli

Per primo si incontra il Monastero di Camaldoli che ebbe origine nel XI sec. dalla riorganizzazione promossa da San Romualdo di una preesistente posta di viaggio situata nei pressi di un'antica strada, probabilmente romana, che dalla via Flaminia Minor portava in Romagna.

Anche a questo luogo è legata la figura del conte Maldolo, il quale avrebbe donato ai monaci un castello situato dove sorge il monastero. Il cenobio come ci appare oggi, si sviluppa intorno a tre chiostri principali e risale per lo più al XI sec. Particolarmente interessanti risultano geli ambienti della farmacia, costruita nel XVI sec., ma già presente nel monastero dal 1046, anno in cui i monaci vi edificarono l'ospedale. La chiesa occupa una posizione centrale, presenta un interno in stile barocco dove si trovano cinque tavole dipinte da Giorgio Vasari (1511-1574).

Camaldoli sotto la neve

Il monastero oltre a costituire fin dalle origini il centro di gestione della foresta, ha rappresentato anche un importante centro culturale, soprattutto nell'Umanesimo, quando ospitava i più importanti filosofi e letterati fiorentini fra cui Colombo Landino, Marsilio Ficino ed i Medici Lorenzo e Giuliano.

Proseguendo per la strada poco dopo si raggiunge l'Eremo di Camaldoli che costituisce una particolare testimonianza di architettura eremitica, sorta nel XI sec. in un grande momento di rinascita religiosa per volontà di San Romualdo. Le origini storiche di questo complesso si confondono con la leggenda, secondo la quale un certo conte Maldolo, feudatario del Vescovo di Arezzo, avrebbe donato all'eremita, dopo un sogno promonitore, Campo Amabile (luogo della fondazione).

Eremo di Camaldoli

Attualmente l'impianto è caratterizzato da una zona di clausura dove si trovano circa venti celle disposte lungo quattro vialetti ed una cappella di origine romanica. Lo schema della cella con il giardino antistante, costituisce un elemento di particolare interesse per le sue caratteristiche simboliche e funzionali. Tale tipologia è stata adottata per secoli fino alla edificazione dell'ultima cella avvenuta nel 1742. Nella zona d'ingresso, separata dalla clausura da un piccolo cancello, si trova la parte comunitaria e di accoglienza , dove si possono visitare la chiesa, il capitolo, il refettorio, la foresteria, la portineria, la biblioteca e tutti gli altri ambienti di servizio alla comunità. Il tutto si presenta racchiuso da un muro di pietra edificato nel XVII sec., a sua volta circondato dalla Sacra Corona di abeti.

Nella zona sono possibili percorsi tra i bellissimi Abeti Bianchi e ritornando non dimenticate di acquistare il famoso liquore venduto nella farmacia "lacrime d'abeto".

Ritornando dall'Eremo prima di raggiungere Camaldoli si devia per Moggiona, patria della Sagra del Fungo porcino, più avanti nei pressi di Avena appare la Chiesa di San Bartolomeo ad Agna dell'XI sec., e infine ecco Poppi dove si può ammirare l'antico centro storico, il Castello dei Conti Guidi e la Badia di San Fedele del XIII sec., a questo punto si può ritornare sulla SS.71 verso Subbiano.

Castello di Poppi

 

 

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