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La smacchiatura e il mularo.

Il nostro territorio è ricco di azzurro come l’acqua dei torrenti e di verde come i suoi boschi. Sono molti gli ettari di "macchia" ( così viene chiamato il bosco nel nostro territorio) presenti in Subbiano e sono formati in prevalenza da querce, cerri ed erica; lungo i fiumi si trovano anche famiglie di nocciolo selvatico e carpino della varietà bianco e nero. Quanto si sale anche solo di duecento metri, troviamo macchie di castagno, dette selve, più piccole nella zona di Montegiovi, bellissime e grandi tra Vogognano e Falciano, mentre tutta la parte alta dell’Alpe di Catenaia è costituita da macchie di faggio, oggi con un sapiente lavoro trasformate ad alto fusto dalla Comunità Montana del Casentino.

La smacchiatura e il mularo

Gran parte della stagione invernale viene dedicata, al taglio dei boschi, si produce così molto legname, quercia , cerro, faggio, la maggior parte viene commercializzato come "legna da ardere" ( per riscaldamenti e caminetti), mentre pochi sono i tagli del pregiato castagno che continua ad essere utilizzato per la produzione di castagne.
I lavori di disbosco vengono fatti a catena: alcuni provvedono all'abbattimento delle piante da eliminare per mezzo della motosega e alla sezionatura o “cippatura”, cioè alla riduzione di tronchi e rami alle dimensioni desiderate, immediatamente dopo altri eseguono i lavori di ripulitura dei rami e di raccolta in piccole cataste regolari di circa 1 metro cubo o irregolari.

Successivamente si procede a portar fuori dal bosco tagliato le piccole cataste di legna, con trattori tranne nei luoghi più impervi con forti pendenze o quando le trattrici provocherebbero gravi danni i al suolo, dove si usano tutt’oggi i muli come accadeva fino agli anni '70 dello scorso secolo, raccogliendo così il legname in un unico punto dove si può caricare con i camion.

La smacchiatura e il   mularo

Quella del taglio del bosco è una delle fasi di un processo lavorativo articolato e complesso che, partendo dalle fasi di stima, contrattazione del prezzo e taglio della legna, arrivava alle operazioni di trasporto e vendita del prodotto, chiamando in causa professioni e sapienze diverse.
Dal capomacchia al tagliatore , dal carbonaio, al vetturino o “mulari”, dal commerciante, alle abitazioni o alle botteghe fabbrili, la via del legno si dipana attraverso luoghi e personaggi diversi ma tutti facenti parte di un medesimo ciclo produttivo, anche se si parla di legname da costruzione, per contenitori come cassette della frutta, per riscaldamento anche nelle più moderne stufe o caminetti, per carbone.

La smacchiatura e il  mularo

Fino ad alcune decine di anni fa nei nostri boschi era fiorente la pratica della “cottura del carbone “ costruendo ad arte cataste di legna “le carbonaie” che poi venivano bruciate lentamente, dopo essere state coperte completamente di zolle di terra, ottenendo così dopo alcuni giorni di cottura il carbone, ma di questo oggi sono rimaste solo tantissime tracce sull’Alpe di Catenaia e niente più.

Il lavoro del tagliatore di bosco veniva, e viene svolto tutt'ora da varie aziende agricole, solitamente da ottobre a metà aprile. Il disboscamento, in gergo "smacchiatura", è effettuato ogni venti anni circa servendosi di pochi strumenti tra cui motoseghe, accetta e il pennato.

Il trasporto del legname sezionato in piccole parti era effettuato un tempo con animali da soma, muli in particolare, guidati dal mularo , che ne guidava anche fino a sette uno legato all’altro, oggi i pochi muli rimasti sono nella zona di Chiaveretto ed utilizzati dall’azienda agricola Fiorini.

I muli sono il risultato dell’incrocio tra l’asino e la cavalla. Sono animali sterili e il loro pregio consiste nel fatto che hanno una resistenza al lavoro superiore alla media dei due genitori.
Il carico dei muli è una operazione apparentemente semplice. In realtà richiede una sequenza di operazioni abbastanza complesse e una esperienza notevole perché bisogna stimare ad occhio quanta legna può trasportare un dato animale, circa 2 quintali e mezzo quando è adulto, occorre bilanciare il peso in parti uguali sui due lati e sistemare la legna in modo che non cada accidentalmente; infine, bisogna equilibrare il carico rispetto alla groppa dell’animale. La prima operazione consiste nel tendere una corda per mezzo di un bastone che in cima presenta una biforcazione e che, durante la fase di carico, serve anche a sostenere parzialmente il peso della legna. L’operazione si ripete dal lato opposto. Si dispone quindi il primo pezzo di legna seguito dai successivi. La legna si carica sul basto con relativa facilità perché su di essa è sistemato ad arte un insieme di catene, anelli, strisce di cuoio e corde che servono a fissarla senza farla cadere. Finito di disporre la legna sul basto, la si lega in modo tale che, con un semplice strattone, si deve ottenere uno scarico immediato da entrambi i fianchi dell'animale.

La smacchiatura e il  mularo

Il mulo, una volta caricato, ad un incitamento del padrone, si incammina da solo verso il punto di raccolta. Il padrone accompagna gli animali per la cavezza solo la prima volta dopo di che questi memorizzano immediatamente il percorso effettuato e lo ripetono senza sbagliare.
Nel punto di raccolta c'è un operaio con l'incarico di prendere in consegna il mulo e di portarlo in un punto prestabilito. Qui, dopo averlo posizionato a dovere, tira le apposite funi e la legna, da ambo i fianchi dell'animale e contemporaneamente, in pochi attimi, è tutta per terra ai suoi piedi.
Scaricata la legna, i muli sono riaccompagnati presso le cataste per effettuare un nuovo viaggio.

La smacchiatura e il  mularo

 

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